Fratture sovracondiloidee omerali di tipo II e trattamento conservativo

Il Dipartimento di Chirurgia Ortopedica dell’Università del Colorado e il Centro di Ortopedia Pediatrica e Scoliosi del Rady Children’s Hospital di San Diego hanno pubblicato uno studio che mette a confronto l’approccio chirurgico e conservativo nel trattamento delle fratture sovracondiloidee omerali di tipo II. In tutto sono 99 i soggetti presi in considerazione, di età compresa tra 2 e 12 anni; 54 di questi sono stati sottoposti a intervento chirurgico.

Gli specialisti sono concordi nel ritenere che, quando sono di tipo II e III, queste fratture devono essere trattate con una riduzione chiusa e una fissazione del perno, ma non è ancora chiaro quale sia il migliore approccio alle fratture di tipo II che non presentano rotazione o deformazione angolare dell’arto superiore.
I pazienti sono stati trattati in tutto da 10 chirurghi ortopedici, 5 dei quali hanno optato per un intervento chirurgico e 5 per uno conservativo.

In quest’ultimo caso, l’arto interessato è stato ingessato per 3-4 settimane, mentre il follow-up ha previsto una radiografia bilaterale dopo 6 mesi per confrontare l’arto sano con quello leso e ulteriori contatti telefonici a 6, 12 e 24 mesi.
Il confronto tra i due gruppi di pazienti mette in evidenza la presenza, in quelli operati, di un’angolazione posteriore in media maggiore di 6°.

Valutando gli esiti degli interventi terapeutici, gli autori sottolineano una maggiore estensione degli arti trattati in modo conservativo.
Le complicanze registrate sono state simili nei due gruppi, a indicare un simile profilo di sicurezza (rifrattura, necrosi avascolare, infezione), come anche gli outcome riportati dai pazienti a due anni dalla frattura.

Basandosi su questi risultati, gli autori sostengono che, diversamente da quanto indicato nelle linee guida dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons, il 90% delle fratture sovracondiloidee omerali di tipo II possono essere trattare con approccio conservativo, ottenendo outcome radiografici e funzionali di buona qualità e con deformazioni residuali che migliorano nel tempo.
I pazienti trattati con ingessatura devono essere seguiti attentamente per individuare quelli che richiedono un successivo intervento chirurgico.

Come ricordato dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica nelle sue linee guida, le fratture sovracondiloidee omerali sono le più comuni lesioni scheletriche del gomito in età infantile, con incidenza massima nella fascia d’età 5-7 anni in entrambi i sessi. Esiste, inoltre, una lieve prevalenza per il lato sinistro.
Si tratta di fratture che, nel 98% dei casi, si verificano per caduta accidentale dall’alto (es. dal letto, dalle scale, dai giochi presenti nei parchi pubblici).

(Lo studio: Sanders JS, Ouillette RJ, Howard R, Boutelle K, Carroll AN, Bastrom TP, Paik C, Stearns P, Pennock AT, Upasani VV. Nonoperative Versus Operative Treatment of Type IIA Supracondylar Humerus Fractures: A Prospective Evaluation of 99 Patients. J Pediatr Orthop. 2023 Jan 1;43(1):e9-e16. doi: 10.1097/BPO.0000000000002282. Epub 2022 Oct 26. PMID: 36509454)

Stefania Somaré