Il 2025 segna per l’Ortopedia Spadoni il cinquantesimo di attività. Un traguardo prestigioso che questa azienda, una sorta di istituzione per Ravenna e le altre città della Romagna, ha raggiunto grazie a competenza, professionalità e servizio, valori fondanti che da sempre animano il suo operato. Insignita di due medaglie d’oro per il progresso economico dalla Camera di commercio di Ravenna, questa Ortopedia è stata fondata dai coniugi Spadoni ancora universitari, Giovanna e Gianfranco, nel 1975.
Le competenze e le abilità nelle tecniche ortopediche del fratello, Danilo Spadoni hanno promosso la crescita di un’azienda che tutt’oggi è a gestione e direzione familiare e prosegue con i figli dei fondatori, Francesco ed Ester, affiancati da una decina di collaboratori dipendenti, impegnati nei vari settori.
Nel quartier generale di viale Leon Battista Alberti, 100-106 a Ravenna, ampia e unica sede dell’Ortopedia Spadoni, si prosegue nel solco di una tradizione familiare nel segno comunque di una continua evoluzione con la proposta di nuovi servizi, competenze e l’inserimento nel ciclo produttivo di tecnologie all’avanguardia, al fine di assecondare le esigenze della clientela, ma soprattutto dando all’azienda un assetto nuovo capace di affrontare con maggior serenità il futuro in un contesto economico generale molto particolare.
Gianfranco Spadoni lei oggi svolge il ruolo di amministratore in azienda, dove è in corso il passaggio generazionale. Certo le prospettive future per i giovani imprenditori che operano nel comparto ortopedico e dei tecnici ortopedici – dei quali lei è stato docente per numerosi anni nella Scuola di Ortopedia dell’Usl di Bologna – sono tra le più sfidanti.
«In realtà la nostra economia registra una lieve crescita seppure a velocità diverse, con un potere d’acquisto in leggero aumento, in uno scenario, tuttavia, che rimane caratterizzato da una persistente incertezza del quadro internazionale. Tralasciando, però, volutamente un approfondimento sul delicato tema economico, in riferimento alle varie questioni che ci riguardano più da vicino, la pubblicazione del nomenclatore tariffario da molti anni bloccato, in qualche modo va letto con favore anche se l’articolato ministeriale alla luce dei fatti non è certo privo di ombre. Questo però non è il solo problema che assilla le ortopedie italiane, ce ne sono ben altri.
Partiamo piuttosto da una nota positiva, ossia l’istituzione dell’Albo dei tecnici ortopedici, un traguardo imprescindibile anche se comunque non sono certo sufficienti l’albo e una laurea per far crescere il comparto tecnico ortopedico. Servono, a mio parere, le associazioni di categoria ed è importante farne parte, sviluppare un costruttivo confronto con gli enti pubblici e lo Stato, anche se tale confronto spesso è virtuale, direi quasi di mera facciata.
Di pari passo non si può non prendere in considerazione la crescita culturale e formativa dei tecnici professionisti attraverso aggiornamenti costanti, a cominciare dagli ECM, per leggere con sempre maggior attenzione i bisogni dei pazienti per poi attuare idonee soluzioni per soddisfarli. Una crescita che allo stesso tempo sia in grado di incrementare sempre più livelli adeguati di capacità e preparazione finalizzati a migliorare l’integrazione a trecentosessanta gradi con le altre professioni sanitarie del settore.
Merita di essere ricordato, inoltre, come le Regioni stiano diventando sempre più autosufficienti. Come nel caso della distribuzione di farmaci all’interno dell’ospedale, affiancando quindi il farmacista. Alla stessa stregua gli enti pubblici, indicendo gare d’appalto al ribasso, forniscono spesso ausili, carrozzine e altri dispositivi, come fossero presidi standard.
Tutto questo anche quando sarebbe necessaria la realizzazione o la personalizzazione che solo una figura professionale qualificata come il tecnico ortopedico può offrire.
Se nella medicina specialistica assistiamo a una buona integrazione tra prestazioni sanitarie ospedaliere e quelle offerte da una struttura privata, questo ancora non avviene in modo compiuto nel nostro comparto e di conseguenza la situazione, inevitabilmente non è priva di annose lacune».
Gli scenari sono radicalmente cambiati rispetto al passato.
«Eravamo abituati a un Nomenclatore per l’assistenza protesica dal contenuto in larga parte superato che comunque richiedeva da tempo correttivi e adeguamenti mirati. Il chiaro indirizzo delle direzioni aziendali Usl è oggi molto cambiato e volto, in maniera più o meno velata, a fare economie, di per sé positive in quanto finalizzate al contenimento della spesa pubblica.
Nessuno disconosce l’esigenza di spendere bene i soldi pubblici, ma purtroppo assistiamo a un risparmio tutto da dimostrare tenuto conto, peraltro, che il capitolo riguardante l’assistenza protesica rappresenta davvero una goccia nell’oceano! Per farla breve, siamo di fronte a sfide non semplici da accettare che si ripercuotono sulle imprese e ancor prima sugli assistiti.
Ciò premesso e concentrando la riflessione al nostro interno, in ogni modo, riteniamo giusto privilegiare il rapporto con il privato, col servizio ad personam anche mediante lavori a domicilio e assistenza post-vendita: una “politica” commerciale volta al miglior rapporto qualità/prezzo.
Abbiamo progressivamente ampliato i servizi, la proposta commerciale, introdotto nuove tecnologie e perfezionato alcuni segmenti produttivi, a cominciare dalle protesi di arto inferiore e altri dispositivi ortoprotesici realizzati su misura. Francesco ed Ester, assieme ai colleghi tecnici ortopedici, unitamente alle altre risorse umane, sono stati davvero i protagonisti di questo cambiamento».
In tema di nuove tecnologie, Francesco, l’Ortopedia Spadoni negli ultimi anni si è dotata di una serie di attrezzature e tecnologie all’avanguardia. Di che cosa si tratta?
«Con la ristrutturazione effettuata nel 2016, oltre a un restyling dell’area commerciale abbiamo ampliato anche la zona produttiva e il laboratorio tecnico ortopedico. Con l’occasione abbiamo messo a riposo alcuni macchinari sostituendoli con frese tecnologicamente più avanzate in grado di velocizzare il lavoro, garantendo qualità e conformità in ogni fase produttiva».