Una delle lesioni più comuni a carico del ginocchio è la lesione del legamento crociato anteriore, la cui incidenza si aggira sullo 0,05% nella popolazione generale, mentre sale fino al 3% negli sportivi.

Particolarmente coinvolti sono gli atleti impegnati in sport che richiedono rapidi cambi di direzione e torsioni, come il calcio, lo sci, il basket, ma anche salti, come la pallavolo e l’atletica.

Il trattamento più frequente è l’intervento chirurgico atto a riparare il legamento rotto, soprattutto in soggetti che vogliano tornare a praticare sport. Tra le tecniche più utilizzate in questo intervento c’è l’uso di autotrapianti osso-tendine rotuleo-osso.

Come muoversi, invece, se in concomitanza alla lesione del legamento crociato anteriore il paziente presenta anche una tendinopatia rotulea? Si tratta di una evenienza tutt’altro che rara, dato che anche questa tendinopatia è connessa a overuse, una condizione abbastanza diffusa tra gli atleti. Secondo Michelle Xiao, della Stanford University School of Medicine, potrebbe non essere un problema.

Lo studio

La dottoressa Xiao ha presentato alcuni dati di un recente studio nel corso dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons Annual Meeting, tenutosi a San Diego nel marzo 2025. Lo studio riguarda proprio l’uso di autograft per riparare il legamento crociato anteriore in pazienti con tendinopatia rotulea.

I risultati presentati indicano che, in presenza di una tendinoparia patellare da lieve a moderata, l’intervento di riparazione del legamento crociato anteriore preso in considerazione può comunque andare a buon fine.

Spiega Xiao: «Se un paziente dovesse ricevere un autotrapianto osso-tendine rotuleo-osso e ci fosse evidenza sulla RM preoperatoria di una tendinopatia rotulea da lieve a moderata, ma asintomatica, allora si può procedere con l’autotrapianto; questa sarebbe una scelta corretta da utilizzare per quel paziente, anche in presenza di tendinopatia».

Le conclusioni

Alla base dell’affermazione della ricercatrice ci sono i dati: Xiao e colleghi hanno infatti condotto uno studio retrospettivo su 909 pazienti trattati con ricostruzione primaria del legamento crociato anteriore con l’autotrapianto osso-tendine rotuleo-osso, osservando i risultati in base alla presenza o meno di tendinopatia rotulea.

Ciò che hanno visto è che non ci sono differenze significative, in termini di tasso di rottura della rete, tasso di rioperazione, interventi successivi e misure di esito riferite dal paziente (PROM). L’unica attenzione va data ai pazienti che vengono sottoposti anche a riparazione del menisco mediale, perché in questo caso il tipo di procedura sembra facilitare la necessità di interventi successivi.

Per verificare quanto osservato sarebbe interessante allestire uno studio prospettico, ha sottolineato la ricercatrice. Un altro tema su cui Xiao e colleghi si stanno concentrando è valutare quale sia la prevalenza di tendinopatia rotulea asintomatica nel soggetti attivi.

Fonte: Xiao M, et al. Paper 212. Presented at: American Academy of Orthopaedic Surgeons Annual Meeting; March 10-14, 2025; San Diego.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here